Cartella stampa – Necropoli pre-romana a Marcianise: restituita la memoria di un passato nascosto

Cartella stampa – Necropoli pre-romana a Marcianise: restituita la memoria di un passato nascosto

Il Ministero della Cultura presenta un ritrovamento di straordinaria importanza in un’area, quella di Marcianise nel casertano, finora poco conosciuta dal punto di vista storico e archeologico. Durante le recenti campagne di scavo, è stato portato alla luce un cospicuo numero di tombe, offrendo nuove e preziose testimonianze su un periodo storico finora poco indagato. Questo eccezionale ritrovamento non solo arricchisce le conoscenze sull’insediamento e sulle pratiche funerarie di quell’epoca, ma rappresenta anche un punto di svolta per gli studi futuri sull’area, aprendo nuove prospettive di ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale.

Il Direttore Generale Archeologia belle arti e paesaggio Fabrizio Magani, il Soprintendente Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento Mariano Nuzzo e il Direttore Generale dell’Asl di Caserta Antonio Limone presentano nuovi e significativi rinvenimenti archeologici riferibili a una necropoli di età preromana (IV sec. a.C.), in prosecuzione e ampliamento delle evidenze già note, nell’ambito delle attività di archeologia preventiva relative al cantiere PNRR per la realizzazione della Casa della Comunità e dell’Ospedale di Comunità di Marcianise.

Le indagini, dirette dalla Soprintendenza ABAP per le province di Caserta e Benevento nelle persone del Soprintendente e della funzionaria di zona Geltrude Bizzarro, hanno messo in luce un complesso sepolcrale di notevole interesse scientifico, caratterizzato da tombe a fossa e a cassa di tegole con corredi ceramici e metallici, tra cui un esemplare di olla stamnoide dipinta e una punta di lancia in ferro, in analogia con i contesti di Calatia. I risultati preliminari contribuiscono in modo rilevante alla conoscenza delle dinamiche di popolamento dell’area compresa tra Capua e Calatia in età preromana. La parzialità delle indagini condotte finora (sono state integralmente scavate 13 sepolture), in via preliminare, permette il riconoscimento di piccoli nuclei, composti da due o tre tombe ravvicinate e iso orientate, immaginando, forse, una distribuzione per gruppi parentali. Al momento sono stati identificati tre uomini e cinque donne. Significativo un gruppo di tre tombe con copertura piana e tegole dipinte, che vede la presenza di un corredo con olla stamnoide e un contenitore di grandi dimensioni, risalente alla fine del quinto e inizio del quarto secolo avanti Cristo, che si conferma il più antico. Nelle sepolture maschili rinvenuta la punta di una lancia in ferro e un piccolo corredo ai piedi in cassa con olle più piccole. In quelle femminili sono presenti ornamenti personali come bracciali e fibule in ferro. Il gruppo principale delle sepolture è del IV secolo avanti Cristo, un gruppo più antico risale a fine V e inizio IV secolo avanti Cristo e uno più recente a fine IV e inizio III secolo avanti Cristo con frammenti di vasi a figure rosse. Al momento l’unico rituale attestato è quello dell’inumazione. La tombe a fossa indagate sono tutte di dimensioni notevoli e piuttosto profonde, raggiungendo in molti casi il banco di tufo. Il Direttore Generale Archeologia belle arti e paesaggio Fabrizio Magani ha dichiarato: Fa eco il Soprintendente Mariano Nuzzo: “La scoperta della necropoli è un’occasione straordinaria per valorizzare il nostro patrimonio culturale e per rafforzare il legame tra la comunità attuale e le radici storiche del territorio. Il cospicuo numero di tombe ci permette di gettare nuova luce sulle pratiche funerarie e sulla vita di una comunità antica, restituendo così un frammento fondamentale della memoria storica che rischiava di andare perduto. Proseguiranno gli studi e le attività di tutela per garantire una corretta conservazione di questo prezioso sito”.

Carta archeologica

DESCRIZIONE TOMBE

Il rituale funerario attestato è l’inumazione, solitamente in fossa terragna e in alcuni casi in cassa di tegole. Gli individui, tutti adulti, sono deposti supini, in molti casi accompagnati da oggetti di ornamento come fibule a sanguisuga all’altezza delle spalle, di solito in ferro ma più raramente in bronzo.

Il corredo è disposto ai piedi dell’inumato e solitamente composto da pochi elementi.

In un solo caso (Tomba 1), per ora, l’inumato era accompagnato da un ricco corredo di ceramica a figure rosse, purtroppo in condizioni molto frammentarie, ceramica a vernice nera e parzialmente verniciata, ceramica comune e ornamenti personali in bronzo, che nel complesso consentono una datazione compresa tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C.

In tre casi (Tombe 5, 7 e 9) il corredo, posto ai piedi ad una quota leggermente rialzata rispetto al piano di deposizione, è composto da olle acrome di varie dimensioni, di cui la maggiore talvolta aveva una coppa a fasce rovesciata come coperchio.

Si distinguono dalle altre come tipologia tombale le nn. 8, 11 e 12, costituita da una cassa di tegole con copertura piana. Particolare di un certo interesse è costituito dalle tracce di pittura visibili sulla tegola di copertura in corrispondenza della testa dell’inumato. In stretta analogia con numerosi contesti dalle necropoli di Calatia databili tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C., una grande olla stamnoide, con decorazione dipinta in rosso scuro, era posta al di sopra della cassa in corrispondenza dei piedi, lasciando immaginare lo svolgimento di un rituale funerario con uno sviluppo temporale successivo al momento dell’inumazione. All’interno della cassa era, nelle sepolture maschili, appoggiata ad una delle spallette laterali, una punta di lancia in ferro.

Alla conclusione della fase preliminare delle indagini stratigrafiche, è stata avviata una nuova campagna di scavo di maggiore respiro che consentirà di integrare le informazioni raccolte, fornendo nuovi spunti di riflessione circa le dinamiche di popolamento dell’ampio settore della Piana Campana compreso tra Capua e Calatia, composto da piccoli insediamenti sparsi ma con un’occupazione probabilmente molto più diffusa di quello che ancora oggi riusciamo a ricostruire.

Ultimo aggiornamento

17 Marzo 2026, 11:00